#PurposeTourBologna

Quando un sogno si realizza come si fa a non raccontarlo a chiunque, a non gridarlo al mondo intero?

E’ da quel Sabato 19 Novembre che non mi chiedo altro. Quasi faccio fatica a parlare di qualcosa che non sia quello. E’ stato davvero un weekend da pazzi, ma mentirei se vi dicessi che non lo rivivrei un milione di volte ancora.

Tutto, a dir la verità, è cominciato un anno fa, quando ho comprato il biglietto per un concerto che sapevo mi avrebbe cambiato la vita. I giorni sembravano anni, non passavano mai all’inizio. All’improvviso, non so bene neanche io come sia successo, mi sono ritrovata a Venerdì scorso. Un solo giorno. Non mancava altro, poche ore mi separavano da ciò che ho aspettato così a lungo. Col cuore in gola ho preso l’aereo per tornare a casa, sapendo meglio di qualsiasi altra cosa al mondo perché io fossi su quell’aereo: semplicemente per lui, per la persona che aveva rubato il cuore ad una bambina di 10 anni, 7 anni fa ormai.

Non vi ho mai nascosto il mio incondizionato ed inconcepibile amore per Justin Bieber, però allo stesso tempo non ve l’ho neanche mai raccontato come si deve. Per adesso però vi basti sapere che sono veramente poche le cose al mondo a cui tengo così tanto.

Finalmente dopo settimane di batticuore e di agitazione, è arrivato il 19 Novembre. Appena scattata la mezzanotte ero appena arrivata a casa mia a Milano. Fosse stato per me non avrei aspettato un secondo solo per partire per Bologna, però purtroppo non dipendeva da me. Sapevo che mi sarei dovuta mettere l’anima in pace, così, tra una cosa e l’altra, alle 3 di notte finalmente mi sono addormentata. Alle 4, invece, è suonata la sveglia più bella della mia vita. Con solo un’ora di sonno mi sono preparata e siamo partite per Bologna.

Sono arrivata all’Arena circa alle 7 di mattina e, ovviamente, c’era già un sacco di gente. Come sono arrivata io ha cominciato a diluviare quindi non ci si poteva neanche sedere per terra. Eravamo tutti fradici e demoralizzati al pensiero che mancassero 12 ore solo all’apertura dei cancelli. Il tempo andava, la pioggia pian piano smetteva, la gente aumentava, il freddo si faceva sentire quasi più della fame. Le gambe sembrava fossero sempre sul punto di cedere dopo tutte le ore passate in piedi. Non c’era una persona che però non sapesse il motivo per cui stava facendo tutto questo. Chiunque fosse stato sul punto di cedere anche solo un paio di volte si è sempre ricordato che ne sarebbe valsa la pena e aveva ragione.

Arrivano finalmente le 18.30: l’apertura dei cancelli.

“E adesso si scatena l’Inferno!”

Appena ci hanno lasciati entrare, tutti si sono dimenticati delle persone con cui hanno condiviso la giornata e hanno cominciato a pensare solo a loro stessi, io in primo luogo. Sono entrata e ho corso come se da quella corsa ne dipendesse la mia stessa vita. Una volta entrata mi sono ritrovata circa in quinta fila, ma secondo voi io mi sarei mai accontenta di una quinta fila dopo tutto quello che avevo fatto per essere lì? Mai. Ho preso tutta la forza che avevo in corpo e ho spinto fino a che l’unica cosa che separava me e il palco era la transenna della prima fila. Mi sono tenuta stretta quel posto nonostante tutti mi spingessero. Non è che spingessero me, è che davvero tutti spingevano tutti. La situazione era invivibile, tutti schiacciati. Era quasi imbarazzante il tutto, davvero. Se probabilmente avessi visto la situazione da fuori avrei dato a tutti del branco di cretini però erano lì anche loro per il mio stesso motivo, eravamo tutti lì per Justin. Non ero sorpresa dalle pazzie che le persone sono pronte a fare per qualcuno che seguono lealmente da tanti anni, anche perché io sono sempre stata la prima a farle.

Dalle 19.30 in poi ci sono state le band che hanno aperto il concerto, i Mic Lowry (un gruppo di ragazzi davvero bravi, anche se prima di quella sera non avevo idea di chi fossero) e i The Knocks (stessa storia).

Poco prima delle 21 è arrivato lui, l’unico, il solo: JUSTIN!

E’ entrato in una scatola trasparente mentre cantava Mark My Words. Non appena l’ho visto sono scoppiata in un pianto di gioia di una sincerità indescrivibile. Non ci potevo credere. Mi sentivo la persona più fortunata del mondo intero. Quando l’ho visto mi sono dimenticata di tutto il freddo e la pioggia che avevo preso fuori, di tutto il caldo e gli spintoni che avevo preso dentro. Ritrovarmelo davanti una volta ancora mi ha fatta stare meglio. Ogni tanto una persona pensa di avere il cuore che non sia in grado di reggere un’emozione così grande, credetemi. Avevo difronte a me la persona che seguo da una vita intera. Vedere lui, sentire la sua voce così vicina è qualcosa che non può essere descritto. Non esistono al mondo parole che possano spiegare quello che si prova. Il cuore che batte più forse di qualsiasi altra cosa, gli occhi che non riescono a trattenere le lacrime e la voce che non può non uscire perché in quel momento puoi cantare con lui la sua musica, quella che ti ha fatto impazzire e fargli vedere quanto ti sia piaciuta e quanto tu sia grata per essere lì. Pensavo di aver davanti a me un angelo caduto dal cielo.

Ha continuato a cantare, ovviamente, una canzone dopo l’altra e più si andava avanti più non riuscivo a realizzare.

E’ stato uno dei primi concerti in cui non mi sono focalizzata sul fare i video, ma sul godermi quel momento. Anche perché ero talmente vicina che lo vedevo meglio senza telefono. Ero talmente vicina che gli ho visto addirittura 3 brufoli vicino alla bocca. Penso di essermi resa conto per la prima volta davvero che anche lui è umano, anche lui è una persona, anche lui respira, vive, ride, piange, parla e mangia come noi, come tutti noi. Io l’ho sempre visto come una sottospecie di dio sceso in terra, un qualcosa di irraggiungibile, qualcosa di troppo bello per essere vero, eppure è vero anche lui.

Lo show che ha messo in piedi lui è uno show che solo e solamente lui avrebbe potuto fare. Non c’è stata una cosa che non fosse perfetta, da lui, alla sua voce, al suo modo di ballare, ai suoi vestiti. TUTTO PERFETTO.

L’unica cosa che se vogliamo dire mi ha fatta rimanere un po’ male sono stati alcuni momenti di playback che lui non ha neanche cercato di nascondere. Mentre ballava, come balla lui, nessuno sarebbe stato in grado di cantare.

Ogni singola canzone mi ha regalato una marea di emozioni. Le prime sopratutto. Dopo l’intervallo di 20 minuti mi ero un po’ tranquillizzata, però da Life is Worth Living e Baby in poi ho avuto un crollo. Non riuscivo a non piangere, il mio sogno più bello e grande in quel momento era realtà, lì davanti a me in tutto il suo splendore.

Ha cantato, ballato e parlato con noi. E’ stato dolcissimo, si merita tutto l’amore che riceve da ogni parte del mondo.

L’ultima canzone è stata Sorry con la quale ha dimostrato, una volta ancora quella sera, quanto fosse un artista fantastico.

Dopo essere stata alzata e ferma per 18 ore, aver preso freddo e pioggia, caldo e spintoni da ogni dove, vi posso dire una cosa, per lui, lo rifarei un milione di volte ancora. Ne è valsa la pena. Delle emozioni così forti non le ho mai provate in vita mia se non quando l’ho visto per la prima volta.

Semplicemente grazie Justin per avermi regalato l’onore di poter sentire la tua voce dal vivo una volta ancora, ci vediamo a Milano il 18 Giugno!

Un bacio,

la vostra Double B, la sua Belieber

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P.S.: Alcuni video non sono riuscita ad allegarli al post, li potete trovare tutti sul mio canale YouTube !!

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